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EXPO ARTE VAREDO

Expo Arte Italiana, inaugurata lo scorso 19 giugno nella cornice d’antan di Villa Bagatti Valsecchi a Varedo. Serata di emozioni e mondanità, con spettacolo pirotecnico finale. Resterà aperta fino al 31 ottobre.

Serata di emozioni: una passeggiata al calare del sole, nel parco cittadino, le nuvole a striare il cielo, il vento a diffondere quel profumo intenso di terra, erba medica- mentosa, il culmine dei cipressi curvato dal vento. Alle nostre spalle le musica si allontana, la festa continua. Un pomeriggio che non ti aspetti, quasi dietro la casa abitata per tanti anni ignara della presenza di questo bel parco e Villa. Scopro poi che è solo da pochi anni che la Villa Bagatti Valsecchi di Varedo ha riaperto al pubblico, lasciata per anni chiusa e senza una gestione intraprendente che ne vedesse le potenzialità attrattive. E a giudicare dal numero di persone ieri accorse,  la sua potenzialità è davvero alta, complice l’evento di richiamo, a marchio EXPO, e i nomi dati per presenti. Il più elegante, il signore dell’arte culinaria italiana, Gualtiero Marchesi,  persona di garbo ed eleganza, seduto fin dal tardo pomeriggio su una panchina sul retro della Villa, nel parco in  attesa dell’inizio dell’evento. Il rispetto per il lavoro di chi si è molto impegnato, anche a titolo gratuito come i VVV (Volontari  Versiera Varedo), il rispetto per un invito importante, come molti altri nella carriera di uno chef di fama, .. la pazienza e il garbo di saper capire la difficoltà della gestione di  un evento che vede la presenza di politica, cultura, arte. Saggezza e un’età di riguardo aiutano, ma certa sensibilità è innata!

Ha ottanta anni anche il signore che, con la sua nipotina di cinque, si siede sulla mia stessa panchina, ad assaggiare le piccole delizie proposte dal catering. Un volto sereno, inevitabilmente segnato dal tempo. Gli domando se fosse del posto, e se questo giardino così ben tenuto fosse sempre stato aperto al pubblico. Mi risponde garbatamente, dicendomi che da qualche anno lo stanno riportando al bel parco che fu quando lui era giovane e, durante l’estate quando i signori baroni soggiornavano altrove, lui come tanti bambini del Paese, accompagnati dalle suore, trascorrevano il pomeriggio nel parco, nuotando nell’ampia vasca della fontana (oggi non più funzionante) e consumando, offerto dal signor barone, il pranzo all’aperto, in quella da lui ricordata -come veniva definita dalle suore di allora- “una vacanza elio-terapica”. Prosegue nello spiluccare qualche tartina sorseggiando, con la nipotina, una bevanda fresca.

Poi capisco che ha desiderio di potermi raccontare ancora qualcosa di quel suo passato che, questa serata all’aperto, forse gli fa tornare alla mente: io, compiaciuta, proseguo nell’ascolto. Mi spiega che molte statue erano presenti nel giardino, e che i contadini, nei mesi invernali, si occupavano della manutenzione del parco, realizzando con i ciottoli i vialetti di camminamento, che riportavano lo stemma del casato. Ma il suo vero desiderio non è quello di rievocare le vicissitudini del luogo, ma di coloro che quel luogo hanno abitato. Mi parla di un signor Barone, don Pasino Bagatti Valsecchi, i suoi quattro figli, di cui una ragazza divenuta cieca, e dei pomeriggi in cui scavalcava il muro di cinta che separa la sua più modesta casetta, tuttora da lui abitata, da questo bel parco, perché invitato dai figli del barone a giocare con loro. Mi racconta dello stalliere che, alla notizia del prossimo arrivo della famiglia in Paese, preparava la carrozza con quattro cavalli bianchi e si recava alla stazione per accogliere i Baroni giunti da Milano col treno. Ricorda la generosità di un uomo a rendere disponibile la sua ghiacciaia per i macellai del paese, e la puntualità con cui la baronessa, ogni domenica, faceva visita alla mamma di questo, oggi, anziano uomo, e, conoscendo il bisogno della donna, malata, di refrigerio, portasse lei il ghiaccio di cui necessitava. Si commuove, e ha commosso anche me, nel ricordo del funerale della sua mamma, scomparsa all’età di 42 anni, quando lui era ancora un bambino. La baronessa, dopo il rito in chiesa, si recò nella loro casa, e si rese disponibile ad invitarli nella sua casa …  

“pensi, noi che non eravamo nessuno a confronto”


… Sentirsi “un nessuno” è davvero una ingiusta attribuzione per un uomo di così tanta sensibilità da riuscire a farmi vivere un momento di grande intensità in una serata mondana, le cui prerogative erano tutt’altro. Non ho chiesto il nome a questo nonno, ma sicuramente lo ricorderò come uno di quegli umani incontri casuali che, più di altri agognati, lasciano un segno profondo nella quotidiana routine; lo ringrazio per aver contribuito a trasformare una piacevole serata di inizio estate, resa possibile grazie alla professionalità e alla generosità di un bravo imprenditore canturino, in una giornata da ricordare, certa più che mai che vi siano davvero tante persone capaci di apprezzare la vita e viverla nella serenità cogliendo il piacere di ogni piccolo o grande avvenimento.